"Senza Dio l'uomo è perduto e l'esclusione della religione dalla vita
sociale, in particolare la marginalizzazione del cristianesimo, mina le basi stesse della
convivenza umana". Lo ha ribadito Benedetto XVI nel discorso rivolto ai partecipanti
al 56° Congresso nazionale di studio promosso dall'Unione Giuristi Cattolici Italiani,
ricevuti in udienza nella mattina di sabato 9 dicembre, nell'Aula delle Benedizioni. Ecco
i punti nodali del discorso del Papa:
"Non c'è una sola laicità, ma diverse, o, meglio, ci sono molteplici maniere
di intendere e di vivere la laicità, maniere talora opposte e persino contraddittorie tra
loro";
"Oggi la laicità viene comunemente intesa come esclusione della religione dai
vari ambiti della società e come suo confino nell'ambito della coscienza individuale. La
laicità si esprimerebbe nella totale separazione tra lo Stato e la Chiesa, non avendo
quest'ultima titolo alcuno ad intervenire su tematiche relative alla vita e al
comportamento dei cittadini; la laicità comporterebbe addirittura l'esclusione dei
simboli religiosi dai luoghi pubblici";
"Alla base di tale concezione c'è una visione religiosa della vita, del
pensiero e della morale: una visione, cioè, in cui non c'è posto per Dio, per un Mistero
che trascenda la pura ragione, per una legge morale di valore assoluto, vigente in ogni
tempo e in ogni situazione";
"È compito di tutti i credenti, in particolare dei credenti in Cristo,
contribuire ad elaborare un concetto di laicità che, da una parte, riconosca a Dio e alla
sua legge morale, a Cristo e alla sua Chiesa il posto che ad essi spetta nella vita umana,
individuale e sociale, e, dall'altra, affermi e rispetti la "legittima autonomia
delle realtà terrene"";
"La "sana laicità" comporta che lo Stato non consideri la religione
come un semplice sentimento individuale, che si potrebbe confinare al solo ambito privato.
Al contrario, la religione, essendo anche organizzata in strutture visibili, come avviene
per la Chiesa, va riconosciuta come presenza comunitaria pubblica";
"Non è certo espressione di laicità, ma sua degenerazione in laicismo,
l'ostilità a ogni forma di rilevanza politica e culturale della religione";
"Non è segno di sana laicità il rifiuto alla comunità cristiana, e a coloro
che legittimamente la rappresentano, del diritto di pronunziarsi sui problemi morali che
oggi interpellano la coscienza di tutti gli esseri umani, in particolare dei legislatori e
dei giuristi. Non si tratta, infatti, di indebita ingerenza della Chiesa nell'attività
legislativa, propria ed esclusiva dello Stato, ma dell'affermazione e della difesa dei
grandi valori che danno senso alla vita della persona e ne salvaguardano la dignità.
Questi valori, prima di essere cristiani, sono umani, tali perciò da non lasciare
indifferente e silenziosa la Chiesa, la quale ha il dovere di proclamare con fermezza la
verità sull'uomo e sul suo destino". |