l'alta responsabilità che avete voluto affidarmi
mi onora e mi emoziona profondamente. Voglio per questo porgere un
sentito ringraziamento a tutti voi. Desidero in primo luogo
rivolgere a nome dell'Assemblea dei senatori e mio personale un
saluto deferente al Capo dello Stato, presidente Giorgio Napolitano,
supremo garante della Costituzione e dell'equilibrio delle
istituzioni. Le sue doti di saggezza e la sua ferma cultura
istituzionale sapranno essere, come lo sono state, una guida ed un
valore.
Un saluto particolare rivolgo ai Presidenti
emeriti della Repubblica ed ai senatori a vita. Permettetemi altresì
di esprimere anche il mio ringraziamento al presidente Marini. In
questi anni ho potuto apprezzare le doti di equilibrio e la capacità
di includere in un comune percorso tutte le componenti parlamentari,
nella consapevolezza che di questa condivisa partecipazione e non
già dell'opposizione sterile e preconcetta la democrazia si nutre.
Questo riconoscimento è frutto della mia esperienza di Presidente di
un Gruppo di opposizione nella precedente legislatura durante la
quale ne ho più volte dato atto. Così come non posso dimenticare la
correttezza e la compostezza nei miei confronti con il Capogruppo di
maggioranza, senatrice Anna Finocchiaro, con il quale ho avuto
sempre un confronto corretto.
Mi preme sottolineare quanto senta alta la
responsabilità del ruolo che da questo momento assumo e gli anni
trascorsi in quest'Aula mi hanno insegnato quanta sensibilità
occorra per guidare i lavori del Senato della Repubblica. Si avvia
una gestione che nelle aspettative appare densa di obiettivi da
raggiungere, aspettative sulle quali il Senato dovrà impegnarsi
perché i risultati corrispondano alle esigenze del Paese. Quanto al
mio compito, io mi impegno ad adempierlo con il massimo scrupolo di
garante delle regole, dei diritti dell'opposizione, della
maggioranza e delle esigenze del Governo. Essere il garante sarà la
missione principale da me più volte sentita in questa funzione.
So che dovrò assumere le ragioni di tutti e prima
ancora il bene supremo dell'Assise che sono chiamato a presiedere,
nella piena consapevolezza che dal concorso di tutti e nella
salvaguardia di ruoli e posizioni politiche, etiche ed ideologiche
dovrà avere luogo anche la necessaria riscrittura delle regole.
Questo sarà uno degli elementi fondanti di questa legislatura che si
apre, durante la quale è indispensabile che si sappia conservare e
preservare il valore della reciproca legittimazione delle parti
emerso sul finire della scorsa legislatura in occasione
dell'apertura del dialogo sulla legge elettorale.
Questa reciproca legittimazione rafforza il
Parlamento, consente a maggioranza e opposizione di operare per
l'ottenimento del bene più importante, cioè la crescita del nostro
Paese e l'affermazione dei valori della Costituzione repubblicana di
cui quest'anno abbiamo celebrato il sessantesimo anniversario della
sua entrata in vigore. In quella Carta c'è la nostra storia, il
nostro passato, le nostre speranze, il nostro futuro. C'è il dolore
di una guerra atroce e c'è la rinascita dalle macerie che ha spinto
le generazioni che ci hanno preceduto a ricostruire mattone per
mattone, pezzo per pezzo, il nostro Paese. E c'è anche l'attenzione
costante da tenere verso il nostro valore più alto e più sacro: la
libertà. È questo che ci rende uguali alle grandi democrazie, dove
la contrapposizione fra differenti aree politiche, avversarie, ma
non nemiche, consente ai cittadini di credere che nelle scelte
riformiste, di cui anche nel nostro Paese si avverte oggi la
necessità, la politica sappia ritrovare la necessaria maturità.
L'avvenuta semplificazione del quadro politico
potrà aiutare la stabilità e potrà aprire, in tempi brevi, una
feconda stagione di riforme condivise. La riduzione dei Gruppi
parlamentari potrà rappresentare una significa facilitazione dei
lavori di questa Aula e delle Commissioni. Quella maturità dovrà
essere la fonte primaria per alimentare la capacità di ascolto che
le forze politiche oggi rappresentate in Parlamento dovranno
esercitare per farsi interpreti di tutte le esigenze del Paese,
comprese quelle delle minoranze oggi non più presenti. Questo per la
politica è un valore ed è uno degli elementi idonei a ricollocarla
al suo posto ambito: non a destra, al centro o a sinistra, ma in
alto, dove al di là delle democratiche competizioni elettorali e dei
suoi esiti è possibile confrontarsi, ciascuno con la propria
sensibilità, per il bene comune.
Questa semplificazione ne richiama un'altra:
quella del linguaggio, della comunicazione politica con la quale «il
Palazzo» non deve più parlare a sé stesso e per sé stesso, ma ai
cittadini. Questo attuale tempo della politica ci offre una
straordinaria opportunità. Sta a noi coglierla.
Quella che ci aspetta sarà la stagione delle riforme, ma anche
dell'affermazione della legalità come valore irrinunciabile.
Legalità e sicurezza sono le richieste più pressanti che vengono
dalla gente, dal Nord al Sud. Insieme infatti all'azione di
contrasto a tutte le mafie, occorre intensificare e migliorare le
strategie per combattere quella dilagante criminalità che sta
rendendo invivibili ampie aree del nostro Paese.
Si tratta di un problema che va affrontato con la necessaria
attenzione perché serie e fondate sono le preoccupazioni dei
cittadini anche in ordine alla relazione tra una parte significativa
dei reati commessi e l'immigrazione clandestina di soggetti con
pesanti storie criminali. Abbiamo il dovere, pertanto, di non
sottovalutare questi aspetti, agendo con rigore e severità ove
occorre, senza dimenticare la grande tradizione di tolleranza e
accoglienza che dobbiamo conservare nei confronti di quella
immigrazione sana e regolare che ha, invece, bisogno del nostro
aiuto.
Sono inoltre fermamente convinto che la lotta a tutte le mafie non
dovrà avere, ma neanche mostrare, alcuna pausa. Su questo fronte il
Parlamento ha legiferato proficuamente, stabilizzando il 41-bis (il
cosiddetto carcere duro) ed ha sostenuto magistratura e polizia
giudiziaria in quella fruttuosa opera che da sette anni ad oggi ha
consentito la cattura di pericolosi latitanti ai vertici della
criminalità organizzata, recidendo molti rami della mala pianta del
racket delle estorsioni.
Permettetemi di soffermarmi su questo punto. Da
siciliano, infatti, sento forte la necessità di un impegno crescente
per la sicurezza e per l'affermazione dei valori di legalità perché
ho vissuto, insieme a tutti gli altri siciliani, il dolore di vedere
la mia terra ferita, vessata, umiliata e, insieme, l'orgoglio di
vedere una Sicilia che non s'è mai piegata né mai data per vinta e
che è stata capace, invece, di rialzarsi e gridare il suo rifiuto
alla violenza, alla prepotenza, all'illegalità. Ed è di grande
conforto
È di grande conforto vedere come nella società
emergano e si moltiplichino le scelte virtuose e coraggiose di
cittadini e categorie che, a viso aperto, si oppongono alle
vessazioni della criminalità organizzata.
Ma non è solo sulla necessità di una maggiore sicurezza che Nord e
Sud del nostro Paese ci chiedono un forte impegno. L'esistenza di
una questione meridionale e di una questione settentrionale appare
ormai acclarata, pur nella differenza tra le due aree del Paese, e
richiede interventi importanti per superare il divario tra Nord e
Sud e per consentire di proseguire un percorso virtuoso di crescita
che sia contestuale, se non vogliamo un Paese a due velocità. Il
settentrione ha confermato di essere il cuore produttivo del Paese,
crescendo nell'efficienza del sistema, integrandosi agli standard
europei, ma mostrando un crescente bisogno di maggiore efficienza
dello Stato e della pubblica amministrazione. Il Mezzogiorno, dal
canto suo, ha dimostrato in questi anni di saper trovare la capacità
di promuovere uno sviluppo fondato sulle proprie risorse, rifiutando
l'assistenzialismo, le prebende e pretendendo invece interventi in
favore delle infrastrutture e delle imprese.
Soltanto conciliando le esigenze e rispondendo
alle istanze delle due aree del nostro Paese, ed impegnandoci con
forza e convinzione per tessere quell'indispensabile legame forte
tra Nord e Sud, sapremo onorare quell'unità d'Italia così fortemente
voluta e di cui, durante questa legislatura che ci si apre, nel 2011
celebreremo insieme i 150 anni di vita.
Assistiamo oggi ad un rinnovato amore dei
cittadini verso il proprio Paese, verso la nostra patria. Le sempre
più presenti espressioni politiche che ne mettono in evidenza i
caratteri regionali e territoriali non fanno altro che esaltarne le
diversità nell'unità, le ricchezze nazionali e nello stesso tempo le
necessità locali.
La nostra è sempre stata una terra di grandi talenti, dove sono nati
ed hanno operato geni che hanno fatto la storia dell'umanità.
Dobbiamo dunque rafforzare nel mondo l'immagine di un'Italia che
produce, che crea, che esporta, che è orgogliosa della propria
storia e delle proprie tradizioni e che, davanti alle difficoltà, sa
reagire con determinazione. Lo dimostrano le decine di migliaia di
imprenditori che, nonostante le oggettive difficoltà della
congiuntura internazionale, riescono a tenere testa alla sfida
globale.
Dobbiamo difendere senza tentennamenti le nostre radici cristiane,
la nostra identità che tanto ha contribuito alla nascita
dell'occidente e della nostra civiltà. Dimenticare le proprie radici
significa perdere l'anima, non ritrovare più se stessi, non trovare
più le ragioni forti dell'appartenenza che ci permettono di
accogliere e dialogare con gli altri senza cedimenti e senza
ipocrisie.
L'occidente, l'Europa e l'Italia o ritornano alle
proprie radici o sono destinati ad un irreversibile tramonto.
Siamo chiamati dunque a tenere alto il nome ed il prestigio
dell'Italia, sia nel contesto dell'Europa unita, di cui siamo stati
fin dall'inizio fondatori, sia nel contesto internazionale,
attraverso il saldo rapporto atlantico ed il ruolo geo-politico
nella grande area del mediterraneo. Il nostro Paese deve ribadire
sempre di più al mondo il suo ruolo di portatore di pace e di
democrazia.
Sulla concreta solidarietà democratica ai Paesi
in difficoltà l'Italia sta offrendo un contributo di altissimo
valore. Ha il merito, che nasce da un dovere umanitario, delle
missioni di pace che sotto l'egida dell'ONU contribuiscono
all'impianto di servizi umanitari e spesso all'avviamento di nuove
democrazie. Seguiamo con ammirazione e partecipazione l'operato dei
nostri uomini impegnati in questi rischiosi territori e a loro va la
nostra sincera gratitudine.
Il nostro pensiero gratissimo e commosso va anche
a coloro che hanno sacrificato la vita per l'umanità in nome
dell'Italia e dei suoi valori: ai ragazzi di Nassiriya e agli altri
che, come loro, hanno scritto il loro nome nel Pantheon degli eroi
della pace.
È un ricordo, quello di questi uomini caduti per
la pace, che rimane indissolubilmente congiunto ad un altro: al
ricordo della compostezza con cui i loro cari hanno vissuto la loro
tragedia familiare. È stata una vera, indimenticabile lezione per
tutti.
Voglio rivolgere un pensiero a quegli eroi civili
della lotta alla mafia che, come Giovanni Falcone e Paolo
Borsellino, hanno donato la loro intelligenza e la loro vita: tanti,
troppi caduti tra magistrati, uomini delle Forze dell'ordine,
giornalisti, imprenditori ai quali ci inchiniamo, riconoscenti e
debitori. Di grande consolazione e certo non di rassegnazione appare
a tutti l'evidente spinta che li ha mossi a difendere i nostri
valori più importanti, quella cioè di preservare dalla violenza e
dalla oppressione criminale il nostro futuro, il futuro dei nostri
figli.
È proprio a loro, ai giovani, a quelli cui siamo
chiamati a consegnare un'Italia più florida e più sana che voglio
dedicare il mio pensiero conclusivo. Ai giovani chiediamo di
guardare alla politica e alla forza delle istituzioni, perché alle
loro istanze, che sappiamo essere prioritariamente la casa, il
lavoro e la cultura, risponderemo con l'impegno e l'ausilio
necessario di tutte le forze politiche.
La nostra saggezza - se c'è - vale come
testimonianza e patrimonio per la loro audacia, il loro entusiasmo e
la loro fiducia. Siamo chiamati a sostenerli nel percorso che li
porta a diventare adulti e a svolgere i ruoli che oggi noi
svolgiamo. Soltanto se avremo le carte in regola, se avremo fatto
quanto dovuto e quanto necessario, potremo guardarli negli occhi e
vedere rispecchiato il nostro Paese, la nostra Italia.
Viva il Senato, viva l'Italia!